Brexit dieci anni dopo. Il rapporto UE-UK in sicurezza e difesa: tra Global Britain, pragmatismo strategico e minacce comuni

Brexit dieci anni dopo. Il rapporto UE-UK in sicurezza e difesa: tra Global Britain, pragmatismo strategico e minacce comuni

Leonardo De Agostini / 2 luglio 2026

Commento n. 044 NS/2026

Londra vive giorni di transizione politica. Dopo l’annuncio delle dimissioni del primo ministro Keir Starmer, il Partito Laburista si prepara a scegliere una nuova leadership che, salvo sorprese, dovrebbe portare Andy Burnham a Downing Street già nelle prossime settimane. Ex sindaco di Greater Manchester e già ministro nei governi Blair e Brown, Burnham diventerebbe il settimo primo ministro post-Brexit.
L’avvicendamento coincide con il decimo anniversario del referendum e si inserisce in un contesto internazionale profondamente mutato. Tra le guerre in Ucraina ed Iran, la ‘guerra ombra’ russa in Europa ed una Cina sempre più assertiva, Londra e Bruxelles si trovano oggi ad affrontare sfide comuni che rendono necessario un nuovo e più ambizioso livello di cooperazione, almeno sui temi di sicurezza e difesa.

Da Global Britain al realismo strategico in un mondo di Middle Powers

Per comprendere questo possibile riavvicinamento è necessario guardare all'evoluzione della politica estera britannica nell'ultimo decennio. Da membro dell'Unione Europea, il Regno Unito aveva interpretato il ruolo di ‘pragmatic European’, contribuendo alla definizione della politica estera e di sicurezza comune pur mantenendo una forte vocazione atlantica. La Brexit ha invece alimentato l'ambizione di una ‘Global Britain’: un Paese capace di proiettare autonomamente la propria influenza su scala globale e di affermarsi come uno dei garanti dell'ordine internazionale liberale.

Dieci anni dopo, il contesto strategico è profondamente cambiato. Nel 2016 l'attenzione europea era concentrata sul terrorismo e sulle prime manifestazioni delle minacce ibride: dagli attacchi cyber alla disinformazione fino alla protezione delle infrastrutture critiche. Oggi, l'evoluzione del contesto internazionale ha imposto un progressivo ritorno al realismo strategico. Le guerre in Ucraina e Medio Oriente, la crescente competizione economica e tecnologica tra Washington e Pechino e soprattutto la crescente pressione esercitata dalla Russia attraverso strumenti ibridi hanno evidenziato come le principali minacce alla sicurezza britannica coincidano, in larga misura, con quelle dei paesi UE.

Un’evoluzione che trova riscontro anche nella più recente National Security Strategy britannica (2025), che identifica la Russia come la principale minaccia alla sicurezza nazionale. Non solo per la guerra di aggressione contro l'Ucraina, ma anche per il ricorso sistematico a strumenti di guerra ibrida: disinformazione e campagne di influenza, attacchi cyber e operazioni ostili condotte sul territorio britannico ed europeo.

Minacce comuni e risposte più allineate: dall’Ucraina alla Security and Defence Partnership

La guerra russa in Ucraina ha reso evidente come una mancata coordinazione in materia di sicurezza e difesa fra UE e UK non fosse più sostenibile. Di fronte a un conflitto ad alta intensità sul continente europeo, la convergenza tra Londra e Bruxelles si è progressivamente rafforzata per necessità operativa, prima che per scelta politica. Il dialogo è divenuto più regolare e strutturato, favorendo un crescente coordinamento sulle sanzioni, sul sostegno a Kyiv e sulle principali sfide alla sicurezza su entrambe le sponde della Manica, incluse le minacce ibride.

Questo processo di riallineamento ha trovato una prima formalizzazione nel percorso di ‘reset’ avviato dall’elezione del governo laburista nel 2024 e culminato con la Security and Defence Partnership (SDP) del maggio 2025. L’accordo ha segnato un passaggio rilevante nelle relazioni UE-UK, introducendo un framework di cooperazione più stabile e consultazioni regolari in materia di sicurezza e difesa, sicurezza marittima e minacce ibride. Pur senza colmare tutte le distanze istituzionali generate dalla Brexit – come nel caso dell’intelligence ed inizialmente della cybersicurezza, la partnership riflette la crescente consapevolezza che le sfide contemporanee valicano i tradizionali domini della sicurezza e richiedono risposte sempre più coordinate.

Il potenziale della SDP resta tuttavia solo parzialmente espresso. A limitarne lo sviluppo contribuisce il carattere intergovernativo della politica di sicurezza e difesa dell'Unione. Le recenti difficoltà nel raggiungere un'intesa sulla partecipazione di Londra al programma Security Action for Europe (SAFE), il fondo europeo da 150 miliardi di euro destinato a rafforzare gli investimenti nel settore della difesa, sono un esempio significativo.

Una nuova fase? Tra incertezza politica e convergenze strategiche

A Londra permangono tensioni legate alla definizione delle priorità di spesa per la difesa nel nuovo piano decennale di investimento militare (Defence Investment Plan) – che aveva già portato alle dimissioni del Ministro Healey, e che ora creano frizioni fra il Premier in uscita ed il suo possibile successore. Incertezze che hanno contribuito a rimandare il summit UE-UK inizialmente previsto a Bruxelles per luglio.

Sul piano delle relazioni con l’Unione europea, il decimo anniversario della Brexit conferma un approccio britannico che esclude nel breve periodo qualsiasi ipotesi di rientro nell’UE, ma riconosce al tempo stesso la necessità di rafforzare il rapporto economico e commerciale con i partner Europei per evitare nuove vulnerabilità in un contesto di crescente competizione globale.

In un quadro internazionale attraversato da crisi multiple e segnato dall’imprevedibilità del rapporto transatlantico, la traiettoria appare sempre più chiara. Per l’Unione europea ed il Regno Unito, la cooperazione in materia di sicurezza e difesa non è soltanto un’opzione ma una necessità strategica - sostenuta anche da una larga parte dell’opinione pubblica britannica. La sua traduzione in risultati concreti però, necessita di una più solida leadership e volontà politica.

*Visiting Fellow Fondazione CSF

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