Veronica Sacco / 21 gennaio 2026
Commento n. 024/2026 NS
L’inizio del 2026 segna per la Lettonia una fase di forte attivismo istituzionale nel settore fintech. Il paese rafforza il proprio ruolo come punto di riferimento nel mercato europeo dei servizi finanziari digitali, offrendo un caso concreto per comprendere come funziona oggi l’integrazione europea e come si sviluppa, nella pratica, una forma di federalismo regolatorio all’interno dell’Unione. Due decisioni, entrambe adottate nei primi giorni di gennaio, aiutano a chiarire questa dinamica.
Il primo elemento è l’adozione della Strategia Fintech nazionale 2026–2028, che prosegue il percorso avviato negli anni precedenti. L’obiettivo principale del documento è consolidare il settore: aumentare la visibilità internazionale del fintech lettone, migliorare il dialogo tra imprese e autorità di vigilanza e favorire modelli di business più stabili e scalabili. In altre parole, la Lettonia passa da una fase iniziale di attrazione di operatori a una fase di rafforzamento istituzionale, in cui il fintech diventa una componente strutturale del sistema finanziario nazionale.
Il secondo sviluppo riguarda l’introduzione, dal 6 gennaio 2026, di una nuova licenza bancaria specializzata. Si tratta di un regime autorizzativo con requisiti patrimoniali più bassi rispetto a quelli richiesti a una banca tradizionale. Questa licenza è pensata soprattutto per operatori fintech digitali, attivi in ambiti specifici come i pagamenti o il credito mirato. L’intento è quello di ridurre le barriere all’ingresso nel mercato regolato, senza abbassare i livelli di sicurezza e di tutela richiesti dagli standard europei.
Dal punto di vista dell’integrazione europea, questi interventi mostrano una dinamica centrale del mercato unico. L’armonizzazione delle regole nell’Unione europea non elimina la competizione tra Stati membri, ma la sposta sul piano della qualità della regolazione e della sua applicazione concreta. Le norme sono comuni, ma ciò che differenzia le giurisdizioni è la capacità di renderle chiare, prevedibili e funzionali all’innovazione.
La Lettonia applica integralmente il diritto europeo in materia di vigilanza prudenziale, antiriciclaggio, tutela dei consumatori e libera prestazione dei servizi finanziari. Allo stesso tempo, utilizza i margini lasciati agli Stati membri per migliorare i processi autorizzativi e rafforzare il dialogo tra autorità pubbliche e operatori privati.
In questo contesto, il ruolo della Latvijas Banka va oltre la supervisione tradizionale. La banca centrale agisce come punto di raccordo tra livello nazionale ed europeo, offrendo consultazioni preliminari strutturate e facilitando l’accesso alle infrastrutture di pagamento. In particolare, la possibilità per i fornitori di servizi di pagamento non bancari di collegarsi direttamente ai sistemi di regolamento e al circuito SEPA rafforza l’idea di un’infrastruttura europea dei pagamenti fondata su nodi nazionali interoperabili.
Questa architettura riflette una visione funzionale del federalismo europeo, nella quale le istituzioni nazionali operano come parti di un sistema integrato piuttosto che come autorità isolate. L’esperienza lettone suggerisce che la stabilità e l’efficienza del mercato unico dei servizi finanziari dipendono non solo dall’uniformità delle regole, ma anche dalla capacità delle autorità nazionali di applicarle in modo credibile, coerente e tempestivo.
Se questo processo non avvenisse, le conseguenze sarebbero rilevanti. In assenza di istituzioni nazionali in grado di rendere operative le norme comuni, il mercato unico rischierebbe di frammentarsi, generando incertezza giuridica, maggiori costi di conformità e ostacoli indiretti alla libera prestazione dei servizi. Gli operatori fintech tenderebbero a concentrarsi in poche giurisdizioni percepite come più efficienti, riducendo la concorrenza e l’innovazione negli altri Stati membri. Inoltre, una regolazione rigida o mal coordinata favorirebbe la crescita di attività scarsamente regolamentate, con effetti negativi sulla stabilità finanziaria e sulla fiducia nel sistema europeo nel suo complesso. In questo scenario, l’armonizzazione normativa perderebbe la sua funzione integrativa, trasformandosi in un vincolo formale privo di efficacia economica. L’introduzione di strumenti regolatori mirati, come la licenza bancaria specializzata, va quindi letta nel contesto più ampio della trasformazione del sistema finanziario europeo. L’emergere di nuovi intermediari digitali e di infrastrutture di pagamento rapide richiede una regolazione che sia allo stesso tempo rigorosa e adattabile. In questo senso, la Lettonia si propone come un laboratorio normativo, in cui l’innovazione istituzionale accompagna quella tecnologica.
Come ha osservato il ministro dell’Economia Viktors Valainis, l’obiettivo è creare un contesto in cui le imprese tecnologiche possano non solo emergere a livello nazionale, ma crescere e competere stabilmente su scala globale, suggerendo che questo risultato non è il prodotto esclusivo dell’iniziativa privata, bensì dell’interazione tra innovazione imprenditoriale e qualità dell’azione pubblica. In particolare, la capacità delle istituzioni di applicare il quadro regolatorio europeo in modo coerente, trasparente e tempestivo si rivela un fattore decisivo per trasformare l’integrazione europea da vincolo formale a risorsa strategica. In questa prospettiva, il fintech diventa non solo un settore economico emergente, ma anche un banco di prova per la sostenibilità e l’efficacia del federalismo regolatorio europeo nel medio periodo.
Per concludere, emerge che per il dibattito sul federalismo europeo, il caso lettone offre due insegnamenti principali: mostra infatti come gli Stati membri possano contribuire attivamente all’integrazione, non limitandosi a recepire norme comuni, ma rendendole concretamente operative e attrattive. Inoltre, evidenzia come una concorrenza regolatoria incardinata in un quadro condiviso possa rafforzare, anziché indebolire, la coesione del mercato unico. Certamente, l’inizio del 2026 rappresenta quindi per la Lettonia non solo un passaggio di calendario, ma una fase di consolidamento di una strategia di lungo periodo. In un’Unione europea chiamata a conciliare innovazione, stabilità finanziaria e sovranità condivisa, il caso lettone ci offre un esempio concreto di come il federalismo regolatorio possa realmente funzionare.
*Junior Visiting Fellow Fondazione CSF

It
En



