L'Europa pragmatica del federalismo concentrico

L'Europa pragmatica del federalismo concentrico

Marco Zatterin / 16 febbraio 2026

Commento n. 027 NS/2026

Il pragmatismo abita già qui, l’Europa è la sua casa. Lo sanno bene i tedeschi a cui il protocollo n.32 del trattato sull’Unione impedisce di acquistare una casa di villeggiatura in Danimarca senza una specifica e ardua autorizzazione, è la Sommerhaus Restriction, figlia di un retaggio storico molto preciso e sentito, condizione che Copenaghen ha posto per mettere la sua firma alla Carta.

In modo analogo, la Finlandia non avrebbe accettato di aderire all’Unione se non fosse stato accolto il principio che stabilisce restrizioni specifiche relative alle isole Åland – arcipelago autonomo da trentamila anime, demilitarizzato e di lingua svedese – fra cui la vendita di immobili agli stranieri.

Se non bastasse, per rimanere in zona, la commercializzazione dello snus (il tabacco da masticare) è vietata in tutta l'Ue, ma non in Svezia, che ha posto la circostanza come requisito sine qua non per far parte della Comunità, in barba alle preoccupazioni sanitarie sollevate da Bruxelles.

Eccoci. Quando Mario Draghi guarda al futuro e immagina un federalismo pragmatico per i popoli europei afferma qualcosa di importante e non avulso dalla realtà.

L’Unione non si è mai costruita con vocazione granitica e compatta se non nei sogni. Ha fatto dell’attenzione alle esigenze particolari una priorità irrinunciabile, ha sviluppato dinamiche di compromesso senza le quali nulla sarebbe successo. Siamo stati uniti costantemente nella differenza, senza dubbio. E pure nel rispetto delle singole realtà, per costruire il mondo nuovo nella piena accettazione delle tradizioni locali.

Tutto questo è valso all’Europa la ricorrente critica di essere un mondo à la carte, in cui ognuno prende quel che gli fa comodo e gli egoismi trionfano. Ma se il menù fosse stato fisso, inflessibile e uguale per tutti, non si sarebbe andati lontano. Il successo vero dell’Unione è quello di essere riuscita a fare il meglio possibile con chi ci stava, senza costringere nessuno, e anzi fungendo alla lunga da modello in grado di attirare gli altri. La moneta unica nata un quarto di secolo fa è un luminoso esempio. Pragmatico, senza dubbio.

L’Europa nasce a Sei e gradualmente arriva sino a Ventotto prima di regredire a Ventisette. È una costruzione che procede per gradi e definizioni successive. La formula che sarà sempre adottata in ogni occasione successiva. Parte con chi vuole e non chiude la porta. Vediamo come.

L’Unione monetaria è cresciuta lentamente sino ad arrivare da undici a ventuno membri. La Danimarca ha un opt-out, anche se la corona è ancorata all’euro. Fuori dall’euro ci sono Polonia, Ungheria, Cechia, Romania, Svezia. La Bulgaria è entrata dal gennaio 2026.

Lo Spazio Schengen di libera circolazione è partito a cinque teste nel 1985, ora comprende venticinque Paesi dell’Unione (non Irlanda e Cipro), più quattro extra (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera). Roma è rimasta fuori sino al 1997. Nonostante l'adesione, gli stati (come hanno fatto Germania, Francia e Italia) possono ripristinare controlli temporanei alle frontiere interne per motivi di sicurezza nazionale o gestione dei flussi migratori.

In materia di Giustizia e Affari Interni il modulo variabile dell'Unione permette ad alcuni Stati di non partecipare (opt-out) alle procedure comuni di sicurezza o di decidere caso per caso se aderirvi (opt-in). La prima formula è quella scelta dalla Danimarca, la seconda dall’Irlanda. I riflessi sono a catena. La Procura Europea (EPPO, l'organo incaricato di perseguire i reati contro il bilancio Ue) vanta 24 paesi soci: restano fuori l’Irlanda (con possibilità di opt-in), la Danimarca e l’Ungheria.

Se consideriamo il Brevetto unitario europeo, scopriamo che gli aderenti sono diciotto, mentre sette sono in lista d’attesa (Cipro, Grecia, Irlanda, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria) e due hanno deciso di non partecipare (Spagna e Croazia).

La difesa europea è inquadrata a Ventisei nella Cooperazione strutturata permanente (Pesco) che consente di pianificare, sviluppare e investire congiuntamente in progetti di sviluppo delle capacità condivisi e di migliorare la capacità di risposta operativa e il contributo delle forze armate. Malta non partecipa. Copenaghen è rientrata nella PESCO dopo l’invasione dell’Ucraina.

In economia le cose sono spesso difficili. La Tassa sulle Transazioni Finanziarie (FTT) è una intesa chiusa a dieci (Austria, Belgio, Francia, Germania, Grecia, Italia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna): Svezia, Danimarca, Irlanda e Polonia sono tra i principali oppositori o paesi che hanno scelto di non partecipare. Il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), istituzione intergovernativa creata nel 2012, fornisce assistenza finanziaria ai soli Paesi dell’area euro in difficoltà. Quanto all’IVA, l’Irlanda ha ottenuto di essere l’unico Paese ad avere l’IVA a zero sui libri. Bravi ragazzi... 

Complesso il capitolo delle famiglie. Il Regolamento (Ue) n. 1259/2010, noto come Roma III, disciplina il diritto applicabile al divorzio e alla separazione personale. Adottato nel 2010 con meccanismo della cooperazione rafforzata, esso mira a standardizzare le regole di conflitto, riducendo il forum shopping (la ricerca del giudice più favorevole). Si applica in diciassette stati tra cui Italia, Germania, Francia, Spagna. Non partecipano Danimarca (ha un opt-out generale in materia di cooperazione giudiziaria civile), Irlanda, Polonia, Ungheria, Cechia, Slovacchia, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia e Cipro.

Nelle pieghe dei Trattati sono numerose le eccezioni che finiscono per presentare l’Unione, già oggi, come combinazione di tre cerchi concentrici: l’Ue a Ventisette, l’Eurozona, l’Europa delle cooperazioni rafforzate e degli accordi intergovernativi. La tripla formula relazionale ha consentito di creare un patto plurale che è riuscito a non impiccarsi con il dogma dell’uniformità. 

Ora Mario Draghi, e non solo lui, suggerisce di costruire su queste premesse il futuro di un'Europa unita e potente, con un federalismo pragmatico basato su integrazione concreta e graduale in settori cruciali come difesa, energia e industria, superando lo stallo che l’ha afflitta in questi ultimi anni. L’obiettivo è trasformare l'Unione in una vera federazione, passando da una cooperazione di Stati a un soggetto unico, capace di agire con rapidità. Come ha scritto il Nobel John Maxwell Coetzee, “il pragmatismo vince sempre sui principi. È così che vanno le cose, l'universo si muove, la terra cambia sotto i nostri piedi; i principi sono sempre un passo indietro.” Proprio così.

*Consigliere Fondazione CSF

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