Leonardo De Agostini / 10 giugno 2026
Commento n. 040 NS/2026
Come Mosca sfrutta le incursioni di droni per alimentare la FIMI e influenzare lo spazio informativo europeo ed italiano
Nella notte tra il 28 e il 29 maggio, un drone russo carico di esplosivo ha colpito un edificio residenziale nei pressi di Galați, in Romania, provocando un incendio sul tetto e il ferimento di due civili. Al di là della gravità dell’episodio, che ha coinvolto un’area civile densamente popolata, si tratta dell’ultimo di una serie di incidenti che hanno visto droni sconfinare nello spazio aereo di Stati membri dell’UE e della NATO.
Dall’inizio del conflitto in Ucraina, episodi di questo tipo si sono moltiplicati, includendo sorvoli, incursioni e abbattimenti, con i casi più noti registrati nei Paesi nordici e baltici, oltre che in Polonia, Germania e Romania.
Pur nella loro apparente eterogeneità, questi incidenti condividono due elementi ricorrenti: si inseriscono nel più ampio contesto della guerra ibrida del Cremlino in Europa, finalizzata a destabilizzare istituzioni e società europee, e vengono sfruttati da operazioni di disinformazione attribuiti alla Russia e ai suoi proxy.
Droni sull’Europa: dai Paesi baltici al Mar Nero
I droni sono ormai diventati uno dei simboli più evidenti della trasformazione dei conflitti contemporanei. Oltre al loro impiego sul campo di battaglia, dove Russia ed Ucraina sono impegnate in una competizione tecnologica per sviluppare capacità offensive e difensive sempre più efficaci e low cost, questi sistemi hanno assunto un ruolo crescente anche nel contesto della guerra ibrida rivolta all’Europa.
I casi registrati nel solo 2026 mostrano la portata del fenomeno. Tra questi figurano la temporanea chiusura dell’aeroporto di Monaco dopo un presunto avvistamento, le allerte scattate a Helsinki e Vilnius – con l’attivazione di misure di emergenza e il trasferimento di alcuni membri del governo nei rifugi antiaerei. In Lettonia, un episodio analogo ha contribuito alla caduta del governo. In Estonia, infine, un caccia della missione NATO Baltic Air Policing ha abbattuto un drone ucraino entrato nello spazio aereo nazionale, successivamente attribuito da Kyiv a una deviazione causata da un jamming russo.
Se il dibattito si è finora concentrato sulla sicurezza dello spazio aereo Europeo, una dimensione cruciale è rimasta in secondo piano: quella informativa. Le incursioni di droni offrono infatti opportunità per influenzare il dibattito pubblico ed amplificare il senso di vulnerabilità tramite campagne di disinformazione.
Dallo spazio aereo allo spazio informativo
A seguito del caso Estone, il Servizio di intelligence estera russo (SVR) ha accusato l’Ucraina di pianificare attacchi con droni contro la Russia a partire dal territorio dei Paesi baltici, accompagnando tali affermazioni con minacce di ritorsione. Le accuse si inseriscono in una narrativa più ampia che mira a rappresentare gli Stati NATO confinanti con la Russia come attori direttamente coinvolti nel conflitto, con l’implicita conseguenza di una possibile ritorsione – anche nucleare, contro l’Europa.
Una posizione respinta in un comunicato congiunto dei ministri degli Esteri di Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca e Islanda, secondo cui la Russia starebbe cercando di distogliere l’attenzione dalla propria guerra illegale e di intimidire gli Alleati della NATO. Il comunicato ribadisce inoltre che i Paesi nordici e baltici “continueranno a rafforzare le proprie capacità di difesa e a contrastare le attività ostili russe, inclusa la disinformazione”.
Nel contesto della guerra ibrida contro l’Europa, le incursioni di droni contribuiscono a un clima di intimidazione ed incertezza, integrandosi con attività di interferenza e manipolazione dell’informazione (FIMI) attribuite alla Russia. Si tratta tattiche che combinano azioni fisiche, segnali coercitivi e disinformazione, inseriti in una strategia più ampia e ormai ampiamente documentata.
Nel caso delle incursioni nei Paesi baltici, un’inchiesta del centro di giornalismo investigativo Re:Baltica, successivamente rilanciata dall’European Digital Media Observatory (EDMO), ha evidenziato uno schema ricorrente nell’ecosistema della disinformazione russa. La narrazione secondo cui le autorità di Lituania, Lettonia ed Estonia avrebbero autorizzato l’utilizzo del proprio spazio aereo per attacchi ucraini contro San Pietroburgo è stata inizialmente diffusa su diversi canali Telegram per poi essere massicciamente amplificata da media statali e propagandisti russi.
Da qui, il messaggio è stato ulteriormente rilanciato sui social media, incluso TikTok, attraverso una rete eterogenea di giornalisti, influencer, movimenti filorussi ed account occidentali. Questa dinamica è riconducibile al fenomeno dell’information laundering, attraverso cui narrazioni false acquisiscono progressivamente visibilità e legittimità tramite la loro reiterazione su piattaforme e canali occidentali apparentemente indipendenti, anche in Italia.
Manipolazione informativa e guerra cognitiva
Il caso rumeno è indicativo dell’attuale fase della guerra ibrida, in cui l’obiettivo è anche influenzare le percezioni dei cittadini europei. Come ricostruito da fact-checkers locali, l’episodio è stato preceduto ed accompagnato da campagne di disinformazione coordinate, mirate a saturare lo spazio informativo prima che fossero disponibili informazioni verificate. L’analisi ha evidenziato l’esistenza di reti di account e pagine social già strutturate e rapidamente attivabili, capaci di sfruttare l’impatto emotivo e cognitivo per amplificare confusione e incertezza.
In un ecosistema già permeato da narrazioni filorusse, dalle presunte discriminazioni delle minoranze nei Paesi baltici al coinvolgimento diretto della NATO nel conflitto – un inquietante déjà-vu del 2014 e 2022, gli episodi che coinvolgono droni offrono nuove opportunità di disinformazione. Soprattutto in un frangente in cui, a fronte delle crescenti difficoltà di Mosca sul campo di battaglia, si osserva un intensificarsi dell’offensiva ibrida del Cremlino.
La sfida è quindi duplice: rafforzare le capacità di difesa contro i droni per proteggere popolazione ed infrastrutture critiche e mettere la resilienza informativa al centro del dibattito. La questione non riguarda soltanto la risposta al singolo incidente, ma la capacità del sistema di prevenire, gestire e contrastare in tempo reale campagne ostili innescate da eventi ad alto impatto emotivo. In un contesto in cui dominio fisico e spazio informativo risultano sempre più interconnessi, la resilienza cognitiva diventa una componente essenziale della sicurezza nazionale.
*Visiting Fellow Fondazione CSF

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